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Benvenuti al Blog Cyberflaneur!

10 aprile 2010

Scheleton

Salve, mi chiamo Alfredo, Alf per gli amici, Alfier per i nemici con la pretesa di tender agguati tesi a meglio indagar sulla mia persona, lì a pensar di dar mele di santa regione (peccato per niente originale) desiderosi d’ncontrar me in strada, in autobus, in aereo, in ascensore, in moto, nel numero di sei o sette, supponendo di rombar intorno a me con stridente sgommar di pneumatici, rotear di catene, sfilar di cinture dalle fibbie di ghisa massiccia, brandir di mazze da baseball, agitar di pugni, minacciar di sferrar calci con saltellanti quanto umidi anfibi dalla inzaccherata punta di ferro.

Sono fra gli organizzatori di questo blog, che spero sia di vostro gradimento.
Io pratico un’antica disciplina orientale che denomino, per meglio intenderci nonché per comodità di traduzione dal sanscrito, la pratica dell’Assenza del pensiero palese oppure del Vuoto mentale anteriore. Ho anche raggiunto un livello niente male. Infatti, anche se raramente, riesco a raggiungere il quasi inaccessibile (per i comuni immortali) Picco del sottovuoto mentale spinto. Di solito, sembro un essere di tipo senziente, invece sono immerso nel Picco (notare la contraddizione in termini). È possibile che incontrandomi in un futuro plausibile io stia praticando tale disciplina. Tecnica che posso mettere in atto ovunque e in qualsiasi momento, per cui a prima svista sembro essere presente mentre, invece, sono nel centro della Latenza (anche questa è bella.) Nessuno se n’è mai accorto, ma vi svelo l’unico modo per appurare il mio stato mentale, cioè pronunciando ad alta voce l’arcaico termine di origine templare: illenras. Se io faccio finta di nulla e comincio un interessante discorso sul clima o sugli autobus che non passano mai, sono in stato di latente presenza. Se, altrimenti, mi gratto il lobo dell’orecchio destro, sono in stato di palese presenza. Se, tuttavia, mi gratto il lobo dell’orecchio destro, ma con l’indice sinistro beh, allora beccatevi il mio silenzio assenso.

Benvenuti al Blog Cyberflaneur! Blog di poesie e racconti brevi in epoca di vizi pubblici e vendite private. Libera lettura senza nè scaletta nè censura. I lettori sono invitati, al richiamo di “chi clicca, chi clicca”, al computer al cospetto di un video e alla mercè di un mouse a leggere, interpretare, sfogliare, leggiucchiare, divorare, analizzare, capire, cogliere, comprendere, vedere, navigare, intendere, valutare, intuire, indovinare, prevedere… tu, al di là del monitor con l’aria da intellettuale démodé, un verbo sinonimo di leggere? Bene! Ad apprendere i testi ovvero i parti della nostra fantasia corrotta di individui borghesi, che pur di darsi delle arie scrivono quattro cazzate, spacciandole per poesie e hanno anche la pretesa di pubblicarle al…

Tag Lyberclowner! Log di eresie e rendiconti grevi in spocchia di orifizi pudici e perdite stillate. Lucifera frittura senza nè paletta nè calura. I Lettoni sono eccitati, al ricamo di “ficca, ficca”, in boxer e reggipetto a un rodeo e alla mercè di una mousse a reggere, perpretare, spogliare, baciucchiare, zavorrare, banalizzare, carpire, togliere, compravendere, sedere, faticare, sottindere, salutare, diluire, orinare, pretendere… tu, al di là dell’horror con l’orticaria da maiale coccodè, un nerbo acronimo di friggere? Lichene! A baiadere i motupropri assesti annovero i sarti della lustra eutanasia condotta di residui marchesi, che pur di librarsi nelle arpie schivano quattro mazzate, gabbandole per amnesie e fanno anche l’impresa di sputtanarle al…

Blog Cyberflaneur! Blog di poesie e racconti brevi in epoca di vizi pubblici e vendite private.
Vendite private perché dopo anni di cause con i familiari, il team di Cyberflaneur ha leggittimamente ereditato i beni del grande, seppur magno, tuttavia eccellente poeta male letto, perchè di difficile interpretazione, Arturo Cazzoleggi, morto incidentalmente a un’asta pubblica perché battuto tre volte dal banditore.
Povero sé tapino, meschino, poverino tutto lì riverso sul banchetto dei pegni a gettar l’anima a dio non pria d’aver pronunciato le immortali e sibilline parole “ma che sfaccetta!” Mah, chissà cosa mai avrà voluto dire. Forse intendeva le mille sfaccettature del destino incognito.

Alfredo Barnelli

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