2. Per filo e per segno.

Il filo del discorso, le parole che lasciano il segno!
Il pensiero di Cyberflaneur a tutto tondo, pensiero libero da autocensura sull’attualità del mondo.

Marchionne è un destabilizzatore sociale, lo stato applaude, ma lui ha perso!

Perché Marchionne sta facendo tutto ciò? I motivi sono evidenti: Marchionne, in un’intervista di qualche anno fa, ha asserito che il costo del lavoro incide solo del 7% sui costi totali necessari per produrre auto nel nostro paese. Ciò significa che tutto il castello di carte che l’ad canadese ha messo su in questi ultimi mesi, di cui il referendum a Mirafiori degli ultimi giorni è, a detta di molti, la fase conclusiva, secondo me, invece, la fase iniziale di tutto ciò che verrà dopo, vale monetariamente poche decine di euro risparmiate sul costo complessivo di ciascun auto che esce dagli stabilimenti Fiat. Inoltre, attualmente la Fiat vende solo 600.000 auto all’anno, rispetto al 1.400.000 auto da produrre secondo l’ipotesi di quest’accordo.
Più che un castello di carte sembra abbia messo su il castello di Kafka. Per poche decine di euro ha appiccato un incendio sociale che lascerà il segno delle proprie ceneri su tutti i rapporti a venire tra i lavoratori, i sindacati, la Confindustria e la dirigenza aziendale, non solo della Fiat, ma di tutto il tessuto industriale italiano.
Marchionne è così scemo? Mah, il suo reale obiettivo era ed è quello di escludere una volta per tutte la Fiom dalla Fiat, in modo da tenersi come sola rappresentanza dei lavoratori i sindacati firmatari dell’accordo più sciagurato degli ultimi 70 anni, che nel momento stesso in cui hanno apposto la loro firma in calce all’accordo hanno rinunciato a rappresentare i propri iscritti attuali e futuri, per sempre! Consapevolmente o inconsapevolmente, ciò non importa più, ormai è troppo tardi. Il portatore sano di pulloverino blu sapeva perfettamente che la Fiom non avrebbe mai firmato e la sua strategia impostata sul terrore degli operai di perdere tutto serviva a schiacciare l’unico sindacato rimasto a tutela dei lavoratori. Schiacciato da un risultato referendario che Marchionne auspicava a favore del no in proporzioni bulgare. Un plebiscito basato sulla pistola alla tempia posta agli operai nell’urna elettorale, ma il 46% ha capito che la pistola era caricata a salve. La Fiat non abbandonerà mai un mercato che vale il 70% del suo mercato globale, altrimenti l’avrebbe già fatto.
Marchionne ha bleffato e gli è andata male. Ora dirà a tutto spiano che ha vinto, perché in Italia tutti dicono sempre che hanno vinto, in qualunque occasione, nessuno ammette mai la propria sconfitta, invece il canadese con un piede in due scarpe, Torino e Detroit, adesso si trova nei guai seri: dovrà procedere con l’investimento promesso, non potrà più delocalizzare e ha rafforzato la Fiom enormemente, che come risultato è andata molto al di là dei suoi 600 iscritti. Sul 94% di affluenza, il 46% di 5.136 votanti, tra i quali 441 impiegati, valgono ben 2.362 lavoratori che hanno votato no all’accordo, e la maggioranza è proprio fra gli operai alla catena di montaggio. Là dove Marchionne ha gettato la bomba del capitalismo moderno basato sulla divisione dei lavoratori.

 

Gli imprenditori e i manager italiani sono degli irresponsabili e lo stato li premia!

Non si capisce perché, se un genitore deve essere responsabile dei propri figli, un imprenditore o manager che dir si voglia non debba essere responsabile dei propri dipendenti. È così che va il mondo? No! È così che coloro che hanno il potere economico vogliono che vada il mondo. La faccenda è più semplice del previsto: io, imprenditore, nel momento in cui assumo un lavoratore, ne divento responsabile, perché il lavoratore, dall’assunzione in poi, organizzerà la sua vita di conseguenza, casa, famiglia, svago ecc.
Ovviamente ciò è impensabile che duri tutta la vita, non esiste più il posto fisso di un tempo, un impiego sicuro e stabile. I tempi sono cambiati e lo sappiamo tutti, ma ci vuole serietà e responsabilità nell’assumere un dipendente, non si può giocare con leggerezza con la vita altrui. Un “altrui” che, spesso, come unico mezzo di sostentamento ha soltanto il proprio lavoro. È irresponsabile assumere quando l’economia tira e licenziare quando le cose non vanno più bene, cosa che nella maggior parte dei casi coincide con la brama di maggior profitto, non con una reale esigenza. Tra l’altro con tutto l’aiuto dello stato italiano – in realtà dei cittadini –, che si prende carico di tutti i costi sociali dell’operazione. Si chiude, si delocalizza ecc. per guadagnare di più, con la scusa della globalizzazione, con il solo odioso miraggio di andare in un altro paese a sfruttare lavoratori che hanno ancora meno diritti o non ne hanno affatto, vedi il caso dell’Omsa di Nerino Grassi, che ha lasciato a casa 350 operaie per scappare in Serbia. È questa la modernizzazione? È questa l’imprenditoria illuminata? Verrebbe da credere che se al mondo esistesse uno stato dove la schiavitù fosse legale, esso sarebbe meta della maggior parte degli imprenditori e manager del nostro bel paese.
Allora non assumere nessuno, caro imprenditore irresponsabile, mettiti tu alla macchina a faticare 8 ore al giorno, 5 o 6 giorni alla settimana, facendo turni anche di notte, il sabato o la domenica e nelle feste comandate, per ciascun mese di tutti gli anni della vita lavorativa media di un operaio.
Bisogna fare piani aziendali e industriali a medio e lungo termine, non solo sul breve e brevissimo periodo o non farli affatto, e pensarla come quando si mette al mondo un figlio: quale padre direbbe al proprio figlio: ora le cose vanno male, da adesso in poi non sei più mio figlio, veditela tu, sono affari tuoi.
La proposta: pretendere per legge da un imprenditore, che voglia assumere, un piano aziendale o industriale dettagliato (quali prodotti immettere sul mercato, con quali strategie di marketing, su quali mercati, con quale innovazione tecnologica produrli e soprattutto dove allocare la produzione) della durata dai 3 ai 10 anni minimo, con sgravi fiscali e agevolazioni sostanziali sul costo del lavoro, tanto maggiori quanto più lunga è la durata del piano aziendale o industriale. Se non si è capaci di assicurare ciò, che allora si vada direttamente in qualche altro paese, senza illudere nessuno. Qualcuno potrebbe dire: ma così nessuno assumerebbe più in Italia. Errore, così semplicemente si impedirebbe ai furbi di sfruttare in malafede esplicita i lavoratori attirati con la favola di un lavoro e uno stipendio, due elementi oggi considerati alla stregua di una pretesa di vita estremista, quasi rivoluzionaria, come se lavorare fosse diventato un lusso.
Si esige dai lavoratori piena e assoluta assoggettazione ai voleri del proprio datore di lavoro, che se ti fa lavorare ti fa un regalo, che però può toglierti in qualunque momento a suo insindacabile giudizio, anche semplicemente se gli sei antipatico o non gli piace più il colore dei tuoi capelli.

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